lunedì, ottobre 13, 2008

... ma quest'anno non toccava all' architettura???... mah!





domenica, ottobre 12, 2008

...l'istante esatto in cui l'amore diventa bisogno, un muro si crea e la trasparenza diventa opaca.

giovedì, ottobre 09, 2008

Colui che cammina si confonde
l'acqua corrente non vede le stelle
colui che cammina si dimentica
e chi si ferma sogna

García Lorca


..avrei proprio bisogno di fermarmi... ma manca poco e non posso... in un momento sarà Gennaio..puf

giovedì, ottobre 02, 2008

Venezia arrivooo..

...si è vero sono ancora davanti al computer a disegnare 'sta benedetta tesi, ma lo zaino è più o meno fatto...il biglietto del treno ce l'ho.... la macchina fotografica è pronta.... quindi si può partire!

Spike Lee: "Caro Bocca
io non sono suo nemico"

di SPIKE LEE


Caro Giorgio Bocca, ho letto ieri con grande interesse il suo intervento. Credo che lei si riferisca ad una mia dichiarazione a proposito dei "partigiani che fuggivano sulle colline dopo gli attacchi ai tedeschi" fuori dal contesto in cui è stata pronunciata, ovvero durante una conferenza stampa a Roma e un convegno accademico a Firenze (dal titolo "Cinema e Memoria", organizzato da Mediateca Regionale Toscana).

Signor Bocca, io non sono suo nemico. Io non sono nemico dei partigiani. Il mio discorso completo esprimeva il concetto che i partigiani non erano universalmente amati dalla popolazione italiana. Del resto, come poteva essere diversamente, visto che l'Italia si trovava nel pieno di una guerra civile, con famiglie lacerate, fascisti contro partigiani? Conosco la storia. Stavo facendo un esempio di guerra con tecniche di guerriglia. Le tattiche usate dai partigiani contro i nazisti sono le stesse usate da Fidel e dal Che a Cuba, dall'Anc nel Sudafrica dell'apartheid, dai Vietcong in Vietnam, dai Mau Mau in Kenya e dai miei antenati contro gli schiavisti in America.

Signor Bocca, lei crede veramente che io stessi condannando queste tattiche? Crede onestamente che le mie simpatie vadano alla 16ma Divisione delle SS che il 12 agosto 1944 a Sant'Anna di Stazzema massacrò 560 italiani innocenti, tra vecchi, donne e bambini?

Il suo articolo mi fa pensare che lei non abbia visto il film. Spero che abbia occasione di vederlo presto in modo tale da poter giudicare personalmente e non sulla base di una citazione mal riportata.

James McBride, l'autore del romanzo e sceneggiatore del film, ed io abbiamo entrambi sottolineato che "Miracolo a Sant'Anna" è un opera di finzione ispirata a fatti storici. Per questo abbiamo inserito un cartello all'inizio del film che lo dichiara. Crediamo sinceramente che l'unico fatto su cui tutti siamo d'accordo è che 560 esseri umani sono stati massacrati dai nazisti. Al di là di ciò, ognuno ha la sua teoria e il suo punto di vista. Questo, semplicemente, è il nostro film.

Le reazioni viscerali di questi giorni mi fanno pensare che la profonda ferita apertasi in Italia durante la Seconda guerra mondiale non si sia ancora rimarginata. Signor Bocca, io rispetto profondamente il suo ruolo nella Storia di combattente per la libertà, ma vorrei ricordarle che la sua guerra non è contro di me.

(fonte:repubblica.it)

Caro Spike Lee, ecco perché
io partigiano sparavo e fuggivo

di GIORGIO BOCCA


UN REGISTA cinematografico, Spike Lee, in cerca di pubblicità per il suo film sulla strage nazista di Stazzema ripesca i luoghi comuni dell'attesismo e del revisionismo antipartigiano e i giornali disponibili al riflusso neofascista li pubblicano con risalto. Che barba! Che pena! Val la pena di rispondere al signor Spike Lee? E' un dovere storico anche se probabilmente inutile. Spike Lee dice: "Dopo gli attentati i partigiani fuggivano sulle montagne lasciando la popolazione civile esposta alle rappresaglie tedesche".

Spike Lee ha una idea sia pur labile di cosa è la guerra partigiana in ogni tempo e in ogni luogo? E', per l'appunto, ricorrere alla sorpresa, evitare di essere agganciati da un nemico superiore in numero e armi, mordere e fuggire al duplice intento di far del male al nemico e di sopravvivere. Questi sono i fondamentali di ogni resistenza armata, l'alternativa è una sola: rinunciare alla lotta di liberazione, accettare l'attesismo che fa comodo all'occupante.

Abbiamo dovuto scegliere subito, sul campo fra attesismo e lotta armata. Chi c'era allora, sul campo, scelse la lotta armata perché l'attesismo era una falsa alternativa, se si stava fermi e zitti e buoni vinceva il nemico nazista, vinceva il terrore.

Spike Lee dice che fu il maresciallo Kesselring a dettare il codice delle rappresaglie: "Ogni soldato germanico ferito o ucciso verrà vendicato cento volte". Ma non fu Kesselring a stabilire la punizione terroristica, fu il comando della Wehrmacht, fu Hitler. L'attesismo era la resa senza condizione a un nemico che disponeva della vita e della morte di ogni italiano e che procedeva con i suoi "verboten" alla nostra servitù totale: proibito riunirsi, proibito informarsi, proibito avere ospiti, proibito aver piccioni viaggiatori, proibito tutto.

Nel film di Spike Lee sostiene la versione falsa che la strage di Stazzema, le centinaia di donne e bambini trucidati, fu "colpa" di una sentinella partigiana che non aveva avvisato i compagni dell'arrivo delle SS.

Spike Lee si scusa dicendo di aver seguito la sceneggiatura di James Mc Bride che a sua volta così si giustifica: "Chiedo scusa se ho urtato la suscettibilità e la sensibilità dei partigiani. Ma la mia storia è una finzione, una versione romanzata che scrissi dopo una visita a Sant'Anna di Stazzema dove nessuno parlava più dell'eccidio". Spike Lee ha aggiunto: "Faccio questo mestiere da ventitré anni, sono un artista che prende i suoi rischi, non è che per delle recensioni negative mi suicidi". Ma una tragedia come quella di Stazzema non la si inventa o non la si cambia per fare un film.

Tutti i giornali italiani hanno titolato la notizia riportando le parole di Spike Lee. "I partigiani? Spesso fuggivano, abbandonavano le popolazioni alle rappresaglie". Chi è stato partigiano sarà "suscettibile" ma capisce che il vento è cambiato, che il rispetto e la riconoscenza per chi ha messo a rischio la sua vita per la libertà di tutti, hanno lasciato il campo alla diffamazione e alla ostilità.

E' un cambiamento sgradevole ma prevedibile. Un giorno della primavera del '45 ero assieme a Livio Bianco sul monte Tamone in val Grana da cui si vede la pianura e la città di Cuneo. Indovinando il mio pensiero Livio disse: "Andrà già bene se non ci metteranno in galera". I prudenti, i vili, la maggioranza non perdonano alle minoranze di aver avuto coraggio o semplicemente il senso di un dovere civico. Ci sono anche da noi molti antipartigiani semplicemente per una questione anagrafica, di non aver potuto per ragioni di età partecipare alla Resistenza. Ci sono molti antipartigiani che vedono nei partigiani un reducismo privilegiato e fastidioso. Curioso reducismo. Curioso privilegio. Cinque anni dopo la liberazione i carabinieri della val Maira riferivano sul mio conto a un magistrato: "Si ricorda che circolava armato con atteggiamenti spavaldi". E anche io, come dice Spike Lee, sparavo e poi scappavo.

(fonte: repubblica.it)

sabato, settembre 27, 2008

Il Genio - Pop porno

miiiii... che trash questa canzone...ma non si leva più dalla testa...pop-porno pop-porno pop-porno porno porno...

martedì, settembre 23, 2008

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.


Pablo Neruda

lunedì, settembre 22, 2008

BUONGIORNO!

Camille - Gospel With No Lord