venerdì, febbraio 29, 2008

concorso...sigh!

Queste sono le tavole del concorso indetto dalla Sapienza per una residenza universitaria a Pietralata... no premio... no menzione... sigh... vabbé guardiamo avanti!





il flagello laico...

..mitica Cortellesi...

domenica, febbraio 24, 2008

...brrrrr...brividi...

Allevi...il nuotatore...



che dire... il concerto è stato magnifico e quanto mai sudato visto che non avendo i biglietti ci siamo messi in fila (io, mia sorella e Gioacchino) nella speranza di un posto in piedi... fino all'ultimo non si sapeva se ce l'avremmo fatta...cercavamo (...io cercavo...) di leggere il labbiale dell'addetto in contatto con i vigili del fuoco.... abbiamo anche implorato la signorina della biglietteria di trovare almeno un terzo biglietto, perché sembrava ci fossero come ultimi posti due poltrone e poi FINE!... per concludere corsetta per le scale per arrivare ai posti... ... poi... magia...

venerdì, febbraio 22, 2008

...uno strano pomeriggio...

..in questa fase di alti e bassi, molti avranno sperimentato cosa significa starmi accanto... una leggera difficoltà a decidere che cosa si vuole fare, ed un altrettanto evidente passaggio da tranquillità apparente a tristezza sconfinata... ... ... bene! così ero ieri pomeriggio dopo una giornata passata in biblioteca tra turno e ricerche per la tesi ... ... per fortuna che è arrivato il mi-ti-co sito 06blog a salvarmi...
leggo...
PENNAC alla feltrinelli di via appia nuova alle 18:00...guardo l'orologio....siiiiiiiiiiiiiiii....sono in tempo....17:15.... ciufff...ciufff... corro...corro..arrivo in scivolata...compro il libro (che, per la cronaca, si chiama DIARIO DI SCUOLA) e mi intrufolo tra la folla..giusto in tempo per l'inizio...

Bello poi scoprire che i brani del libro vengono letti da BENNI... wow!!!...due piccioni con una fava... ... insomma... un'oretta scivola veloce tra chiacchiere, ricordi d'infanzia, aneddoti di Pennac professore per poi concludersi con domande dal pubblico su teorie sconosciute ai più... tra cui Pennac che da bravo francese ammette pacato..."io non la conosco.... che dice?" o tra lettrici adoranti che quasi svengono a parlare manco c'avessero davanti i TAKE THAT... e dulcis in fundo... ... ... ressa di donne, ragazzini, nonnetti, fotografi dagli obiettivi incastranti.. nelle tue costole, francesine della chateaubriand, che ci tengono ad inziare il loro intervento con un "Sono della chateaubriand...", insegnanti tutti alla ricerca dell'autografo...

Dopo un'oretta pigiata tra la calca... dopo aver scoperto che per la signora che sta alla tua destra noi non andiamo mai avanti e che, invece, per quella che ti sta un po' più lontano ma a sinistra mandano avanti solo noi... per una strana legge di Murphy... finalmente ci siamo... gli parlo addirittura...francese a go go... sviolino un "Spero che mi sia d'ispirazioneper la tesi... sa... progetterò una scuola elementare" e dopo aver incassato un "... cioè...fammi capire...tu devi... immaginare una scuola elementare... très bien!" ed un finale "bon... bon courage!" mi allontano barcollando, con un sorriso ebete ed il libro in mano..

Ma non ero paga.... Benni era li da qualche parte..lo sapevo...lo avevo visto per tutto il tempo che ero ammassata nella folla svolazzare tra i lettori a suon di aurtografi....ed io...mica potevo andar via senza...scherziamo...allora siccome non ci stavo capendo niente, a chi vado a chiedere dove potesse essere Benni.... ma ovviamente ad Inge Feltrinelli che si trovava li spaparanzata su una poltrona lieta nel guardare il siparietto... la quale pronta mi risponde... "ma è al bagno cara...mettiti li ad spettarlo... ... ah no..accolo eeccolo... Stefano...Stefano questa fanciulla"...e visto tanto movimento della signora Inge tutti i lavoratori di Feltrinelli hanno inziato ad additarmi per mandare Benni verso di me... insomma si stava mobilitando un esercito in un batti-baleno solo per il mio autografo... Gesù!...

Infine... dopo non essere neanche riuscita a capire dove fosse l'uscita me la faccio indicare da un nonnino più arzillo di me... esco con un sorriso ebete... ... anche un pomeriggio triste può avere dei risvolti inaspettati..

Aria di... non è che ci stia capendo molto...

giovedì, febbraio 21, 2008

---stream of non-consciousness---


Senso di incompletezza... lacerata!...mutilata... che manca?...incompleta...nonostante tutto quello che credo...nonostante tutto quello che so...mi sento... ti senti??... pronto??..tu-tu-tu-tu...occupato...questa è la segreteria telefonica di Arianna..lasciate un messaggio dopo il segnale acustico...anzi no...che tanto è tutto intasato.


The District Sleeps Alone Tonight

Smeared black ink.
Your palms are sweaty,
and I'm barely listening
to last demands.
I'm staring at the asphalt wondering
"What's buried underneath where I am?"
(Where I am)

I'll wear my badge:
a vinyl sticker with big block letters
adhered to my chest.
It tells your new friends
"I am a visitor here... I am not permanent."
And the only thing keeping me dry is...

You seem so out of context,
in this gaudy apartment complex.
A stranger with your door key,
explaining that I'm just visiting.
And I am finally seeing
why I was the one worth leaving.
(I was the one worth leaving)

D.C. sleeps alone tonight.

(Where I am)
You seem so out of context
in this gaudy apartment complex.
(Where I am)
A stranger with your door key
explaining that I'm just visiting.
(Where I am)
And I am finally seeing
why I was the one worth leaving.
(I was the one worth leaving)

(Where I am)
The District sleeps alone tonight
after the bars turn out their lights.
(Where I am)
And send the autos swerving
into the loneliest evening.
(Where I am)
And I am finally seeing
why I was the one worth leaving.
why I was the one worth leaving.
why I was the one worth leaving.
why I was the one worth leaving.

sabato, febbraio 16, 2008

Noir Desir - Le Vent Nous Portera -

Riflessioni...



La morte di Marie Trintignant cancella un mito dei no global
Il cantante era popolarissimo per l'impegno sociale
Cantat, l'idolo assassino
storia di un delitto maledetto

di GABRIELE ROMAGNOLI

Bertrand Cantat

PARIGI - Un'attrice bellissima, famosa e malinconica viene ammazzata di botte nella stanza di un albergo lituano da un cantante adorato, ribelle e idealista. Non è cronaca nera. Non è, neppure, materiale da giornale scandalistico. Benché riempia la cronaca nera e i giornali scandalistici, il caso Trintignant-Cantat è una questione morale che da una settimana turba metà della Francia e diventa il tormentone di ogni conversazione in cui cade chi passa di qui, ma non possiede un solo cd dei Noir Desir e non ha mai visto un film con Marie Trintignant.

Una storia che sconcerta, perché dimostra che, talora, non solo il re, ma anche Robin Hood è nudo e brutto a vedersi. Una storia che pone una serie di domande, di quelle che migliaia di fans, navigatori di Internet, lettori di Liberation, ragazzi new global (o come si chiamano adesso), tolleranti, antirazzisti, non violenti, non si erano mai posti: fin dove possiamo spingere la nostra compassione? Possiamo amare anche il mostro che è in noi e riconoscere che, come cantavano i Noir Desir, "abbiamo l'arte dell'abisso"? O dobbiamo fermarci sulla riva di questa tentazione per non affogare in quel mare sporco in cui abbiamo sempre rifiutato di immergerci? C'è, in quel che è accaduto in Lituania, molto di incomprensibile, ingenuamente incomprensibile, per chi oggi resta sgomento.

I fatti, allora. In una suite dell'albergo domina l'afa di Vilnius si trovano due persone, un uomo e una donna. Lei, Marie Trintignant, ha 41 anni e il peso di una vita schiacciata sotto quel nome. Padre attore, madre regista.

Avrebbe voluto fare la veterinaria, sta sul set da quando aveva quattro anni, con la madre a dirigerla. Dice che recitare l'ha guarita dal mutismo per timidezza. Gli occhi verdi e remoti istigano a crederle. Ha combattuto tutte le cause femministe e di sinistra. Ha avuto tre mariti e quattro figli.

Conosce solo amori tumultuosi, ne accende le micce. Il suo film preferito è "La donna della porta accanto" di Truffaut, quello in cui Fanny Ardant dice a Gerard Depardieu la luttuosa frase: "Né con te né senza di te". Da sei mesi ha una nuova passione.

Lui, Bertrand Cantat, è il cantante e leader di quello che, in Francia, è il complesso musicale. Da vent'anni fa rock impegnato. Considerato da una generazione un fratello e dall'altra un fratello maggiore. I testi che canta diventano linee guida. Le sue scelte, i suoi comportamenti fanno scuola. Questo è quel che conta: è un modello etico.

I due sono lì perché lei sta girando, con l'immancabile madre alla macchina da presa, un film sulla vita di Colette. Sabato sera, hanno festeggiato l'ultimo ciak, salgono in camera. Lei riceve un sms dall'ex marito, padre di due figli. Le annuncia che un loro progetto lavorativo sta andando bene.

Termina con una frase affettuosa. Non solo molte relazioni, perfino qualche vita, sarebbe stata risparmiata senza l'invenzione degli sms (ma anche viceversa: il conto è probabilmente in pari). Qui accadono le prime due cose che i "fratelli dei Noir Desir" non si aspettano. La prima: Bertrand strappa dalle mani di Marie il telefono e legge il messaggio. La seconda: fa una scenata di gelosia. Bertrand è Robin Hood, il ribelle che sputa sui soldi e sul manifesto di Le Pen, come riconoscerlo in questa scena borghese e ridicola? Una domanda ingenua, come lo sono quelli che se la pongono. Certo, la scena è patetica. Ma ogni uomo, lontano dal palco, dalla cattedra, dalla rappresentazione di se stesso è, spesso, quasi sempre patetico. Il privato è la soglia della credibilità umana. Oltre, se non l'abisso, qualche pozzanghera.

Nel privato, fieri anticapitalisti non parlano che di soldi e scrittori macisti si infilano i collant. Ridicolo, non stupefacente. Ed è, ancora, qualcosa che possiamo comprendere e compatire.

Poi accade qualcosa d'altro. Bertrand chiede spiegazioni. Marie rifiuta o dice quel che le viene di dire. Non importa. Litigano, urlano. Va bene. E' un diritto, per loro, un dovere. Hanno l'aria di due persone che debbono litigare con gli altri per non farlo con se stessi. Lei urla per fuggire dal proprio silenzio. Lui, sul palco, urla così tanto che ha dovuto, più volte, operarsi le corde vocali. Non hanno "l'arte del silenzio". Sono inquieti, intelligenti. Insoddisfatti, va da sé. Niente li appagherà perché non sono abbastanza autodistruttivi, perché, a differenza di Kurt Cobain la sera in cui se ne andò a dormire con i suoi angeli, si stanno ancora divertendo.

Ma Bertrand è geloso. Come può esserlo? La gelosia è quel concetto borghese e destrorso che tutte le generazioni dei suoi fratelli hanno coperto con la sovrastruttura dalle incerte fondamenta. Crolla, infatti. E Bertrand perde il controllo. Colpisce Marie. Attenzione: non una volta sola. Lo dice l'autopsia dei medici lituani: la colpisce più volte, ha il viso coperto di ecchimosi.

Una volta è impeto, istinto, poco più di una parola, un vento che abbatte la sovrastruttura e lascia nuda l'anima. E' una follia, una di quelle che, a essere uomini, capiamo. Più volte è un deliberato intento di violenza, una tempesta di cattivi sentimenti che smaschera Robin Hood e ci mostra un altro principe viziato. Non è "una follia" come Bertrand ora dice. E' un crimine, che solo la legge penale degli uomini comprende e classifica.

Ancora due cose. La prima: tutto questo avviene durante la notte. Bertrand avverte al telefono i fratello di Marie, ma i soccorsi vengono chiamati soltanto alle 7.30.

L'ultima: all'udienza di Vilnius Bertrand Cantat ha chiesto perdono, ma ha sostenuto la tesi dell'incidente involontario, che l'autopsia smentisce. Ha, come molti che gli assomigliano, rivelato una forma di allergia per la piena responsabilità.

E qui siamo. I siti francesi sono sovraffollati di forum in cui i naviganti si dividono, come la massa dei fans, in due parti: c'è chi annuncia di avere rispedito alla casa discografica tutti i cd dei Noir Desir e chi confessa di non poter smettere di amare Bertrand.
"Un amico non può cessare di esserlo di colpo - ha scritto Liberation - anche se ha tradito. Dobbiamo avere compassione per lui". Un lettore ha risposto di averne soltanto per Marie Trintignant e suggerito al giornale di pubblicare un dossier sulle donne picchiate (un milione e mezzo in Francia).

Negli altri messaggi emergono preoccupazioni di varia natura, tra cui: "Chissà come se la sta ridendo Le Pen". Emerge il volto sconcertato di un movimento che non sa come reagire, diviso tra solidarietà e rigore, afflitto dal sospetto che la prima non rispetti la vittima e il secondo non rispetti la propria storia. Non hanno un metro di valutazione per giudicare Bertrand Cantat e non si fidano dell'istinto. Temono di usare quelle stesse categorie di giudizio che, con Bertrand, combattevano. Confondono l'ipocrisia con la debolezza, avvertono l'ombra del moralismo.

Ma la battaglia di Bertrand Cantat, di cui, come di tutti, vanno pietosamente separate la vita e le opere, era proprio una battaglia per spostare la linea morale della società: un confine più lontano che lasciasse entrare visioni diverse, pratiche di vita, di morte e di amore più libere. Quella battaglia sopravvive e quel confine va ancora spostato, ma si ferma, senza se e senza ma, davanti al volto tumefatto e agli occhi chiusi di Marie Trintignant.
(5 agosto 2003)

La RAI e la censura "legale"...

È un articolo tratto da CriticaMente, a seguire c'è la replica della Gabanelli...

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera di Paolo Barnard, stimato e coraggioso giornalista (straordinari i servizi realizzati anni fa per la trasmissione Report). Barnard denuncia gravi forme di censura di cui è stato vittima.

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, ecco vi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.
Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso. Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 ("Little Pharma & Big Pharma"). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: "Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie") e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).
L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003. Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte. Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla RAI, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.
All'atto di citazione in giudizio, la RAI e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la RAI in questa controversia legale.(3) Ma non solo. La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa.(4)
E questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.(la RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l'accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l'operato della RAI in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per RAI e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l'impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un'inchiesta che la RAI stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me. La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.
Ma al peggio non c'è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. E' un atto di costituzione in mora della RAI contro di me. Significa che la RAI si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: "La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la RAI s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell'eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della RAI medesima".(6)
Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell'incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la RAI, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all'evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che "la rivalsa che ti era stata fatta (dalla RAI contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio... è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso... Finirà tutto in nulla."(7)
Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell'atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell'atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della RAI che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso.(8)

Non mi dilungo. All'epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste 'coraggiose'. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.
Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo. Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli 'editti bulgari', i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori. Gli editori devono difendere loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema. Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l'energia possibile questa realtà, via mailing lists, siti, blogs, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.

In ultimo. E' assai probabile che verrò querelato dalla RAI e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d'allarme, e ciò non sarà piacevole per me. Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.
Grazie di avermi letto.
Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

Note:
1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.
2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.
3) Nel volume "Le inchieste di Report" (Rizzoli BUR, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: "...alle nostre spalle non c'è un'azienda che ci tuteli dalle cause civili". Prendo atto
che il prestigioso studio legale del Prof. Avv. Andrea Di Porto, Ordinario nell'Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la RAI che Milena Gabanelli. Ma non me.
4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: "Per tutto quanto argomentato la RAi-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l'Illustrissimo Tribunale adìto voglia:...porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria...".
5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: "Lei in qualità di avente diritto... esonera la RAI da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria".
6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della RAI contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.
7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18
8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: "la parte convenuta RAI-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005...". (si veda nota 4)


Risposta di Milena Gabanelli - da www.forum.rai.it

Ogni azienda, giornale o tv fornisce l'assistenza legale (ovvero paga l'avvocato) ai propri dipendenti, non ai collaboratori. Quando abbiamo iniziato (1997)nessuno di noi si era posto il problema, che invece abbiamo affrontato quando sono arrivate le prime cause (2000). Si trattava di querele per diffamazione. La sottoscritta e il direttore di allora chiedemmo assistenza legale e ci fu concessa. Fatto che si verificò in tutti i successivi procedimenti penali. Le prime cause civili arrivarono nel 2004, e lì scoprimmo che invece non ci sarebbe stata copertura legale. La tutela veniva fornita a me in virtù del contratto di collaborazione con la rai, ma "a discrezione", ovvero dovevo presentare una memoria difensiva con la quale dimostravo, punto per punto, di aver agito bene.

Non avendo l'autore del servizio nessun contratto di collaborazione con la rai (pochè vende il pezzo), si assume i rischi in caso di richiesta di risarcimento danni. La realtà era questa: o prendere, o lasciare. Gli autori furono messi a conoscenza della questione e tutti decisero di continuare "l'avventura" con Report. Con tutte le angoscie del caso, ma a dominare è stata la convinzione di tutti noi che lavorando bene alla fine le cause si vincono e il soccombente dovrà pure pagare le spese. Da parte mia ho iniziato una lunga battaglia per poter avere ciò che nessuna azienda normalmente fornisce ai non dipendenti: l'assistenza di un avvocato in caso di causa civile (nel penale, come ho già detto, ci è stata fornita fin dall'inizio). Dal 2004 in poi la tendenza è stata quella di farci prevalentemente cause civili, con tutto quel che ne consegue in termini di stress, tempo che perdi, e paure che ti assalgono.

E' bene sapere che quando si va in giudizio ognuno risponde per la parte che gli compete: gli autori rispondono del loro pezzo, la sottoscritta per tutti i pezzi (in qualità di responsabile del programma), la rai in quanto network che diffonde la messa in onda. Qualora il giudice dovesse stabilire che c'è stato dolo da parte dell'autore, a pagare saranno tutti i soggetti coinvolti (la rai, la sottoscritta, l'autore). E questo vale per tutti, anche i dipendenti. La differenza è che prima di arrivare alla sentenza nessuno ti paga l'avvocato. Nel 2007 le cause arrivano ad un numero talmente elevato che passo più tempo a difendere me e i miei colleghi che non a lavorare. Ma a luglio 2007 il direttore generale Cappon chiede all'ufficio legale della rai di garantire la piena assistenza legale a tutti gli autori di Report. Questo non ci toglie le ansie (finchè non c'è una sentenza non sai di che morte muori), però almeno sai che alle tue spalle c'è un'azienda che ha riconosciuto il valore del tuo lavoro e ti paga l'avvocato. E' stato difficile ottenere questo risultato, ma c'è stato e questo è oggi quello che conta.

Certo, se su ogni puntata vieni trascinato in tribunale, alla fine può darsi che lasci la partita perchè non riesci più a reggere fisicamente. Ma questo non è colpa della rai di turno, bensì di un sistema giudiziario che permette a chiunque di fare cause pretestuose, senza che ci sia a monte un filtro (come avviene invece nelle cause penali) che valuti l'eventuale inconsistenza della causa stessa.

Paolo Barnard. E' un professionista che stimo molto, ma purtroppo l'incompatibilità ad un certo punto era diventata ingestibile, e così a fine 2003 le strade si sono separate. Per quel che riguarda la questione legale che lo coinvolge, sono convinta della bontà della sua inchiesta e penso che alla fine ci sarà una sentenza favorevole. Ci credo al punto tale da aver firmato a suo tempo un atto (che lui possiede e pure il suo avvocato) nel quale mi impegno a pagare di tasca mia anche la parte sua in caso di soccombenza. Non saprei che altro fare.

Non ho il potere di cambiare le regole di un'azienda come la Rai, credo di aver fatto tutto quello che è nelle mie modeste capacità. Il lavoro che io e gli altri colleghi di report abbiamo deciso fin qui di fare non ce lo ha imposto nessuno. E' un mestiere complesso che comporta molti rischi, anche sul piano personale. Si può decidere di correrli oppure no, dipende dalla capcità di tenuta, dal carattere e dagli obiettivi che ognuno di noi si da nella vita. Il resto sono polemiche che non portano da nessuna parte e sottragono inutilmente energie.

Un caro saluto a tutti.

venerdì, febbraio 15, 2008

...e io c'ero....

...tante... tante... con una necessità viscerale di manifestare... non razionale come nella altre manifestazioni ma viscerale... qualche insulto di troppo... una carica inutile... ed un finale dolce... "ciao amore ciao amore ciao amore ciao..."


lunedì, febbraio 11, 2008

alla ricerca di scuole elementari...


...scopri che la scuola può essere fatta anche così... ed è un intervento su una scuola già esistente..quindi in ogni scuola c'è questo potenziale... wow... mica male... questi tedeschi ci danno sempre una pista... ... ed intanto io studio tedesco... ich heiße Arianna... Ich vonne in Rom... ja...
Tschuess...
Aria

Un drago per Roma!!!!!!

... a parte l'iniziale delusione di gran parte delle persone che si aspettavano un dragone...one..one... è stato veramente divertente... strano... quasi facevamo a botte con fotografi e bodyguard... ah no...sono peggio le vecchiette che cercano la prima fila...



un bacio d'Aria...

venerdì, febbraio 08, 2008

.... e sopri che due ore a parlare passano in così poco...


e scopri che tu che tanto parlavi di comunicazione... in realtà facevi monologhi....

ti chiedi come sia possibile non aver capito...come sia possibile che la ragione sia ovunque e non da una parte sola... ma insomma..io proprio non ci capisco molto...

e ti chiedi come sia possibile che quella sentimento che ti sembrava fortissimo si sia assopito...piano..piano...senza che tu riuscissi a dire nient'altro che aiuto...aiuto...aiutoooo...

e tu che per prima vedevi l'abitudine...eri tu che per prima la coltivavi...

...e tu che pensavi .... e tu che.... e tu... ... non hai agito...

...ed allora ora sono sicura .... la Noviello aveva proprio capito tutto... ..
... Arianna... "TIRA FUORI LE PALLE!!"

giovedì, febbraio 07, 2008

stream of consciousness..

Come stai? frase facile difficile...intendo... COME stai?

fallire, riprovare, alzarsi, continuare ...MAGONE...fitta allo stomaco... mancanza... non mi penso perfetta ma oramai penso di non sbagliarmi..alcune cose le vedo subito le comprendo, sono chiare, ci sono già passata....CAMMELLO, LEONE, FANCIULLO... ci sono già ....
CHI È ARRIVATO ALLA FASE FANCIULLO ALZI LA MANOOoo... ... mah!

che mi fa una rabbia...vedere la strada, sapere di poterla percorrere e... ... ... è lì!!!..... è lì!!!!!... eccola!!...

E allora ti ritrovi a percorrerla da sola.... sicura.. ma sola... e allora ti chiedi se il tuo contachilometri non funzioni... Ah!... non ti sei accorta che hai superato il limite di velocità... ma no.. ma no... mai superato quel dannatissimo limite di 80 che in alcuni punti, a tradimento, diventa 60... ... proprio quando ci stavi prendendo gusto....

Allora cos'è? Forse la strada ha troppe curve e tu lo sai che hai lo stomaco forte... ma gli altri?...
Gli altri.... forse basterebbe che lo dicessero... perché dover pensare che forse gli altri hanno il mal di stomaco...o che forse gli altri hanno una leggera nausea.... o che forse gli altri vorrebbero andare più piano...forse...forse....

Rivalutare l'egoismo.... si si... EGOISMO... perché alle volte l'opposto non è altruismo... ma SOCCOMBERE... e allora no!. TIÈ! ... ...
Però poi il senso di cooolpa.... uff... e allora non è meglio parlarne...perdere un po' di tempo e apparecchiare tutto sulla tavola... una portata per volta...ma tutto!

E invece no...perché ognuno di noi pensa di essere tanto bravo... tanto forte... me compresa... e allora forse quando lo fai, lo fai male, troppo di corsa...troppo insieme... mah...grande confusione... certo... se ognuno si prendesse quello che gli appartiene... la giusta dose di responsabilità in proporzione all'età che ha!... ... ... poi però ti chiedi ma età anagrafica o età mentale?... e allora tutto va a gambe all'aria... perché... l'età mentale chi la decide?

... ... e allora, come tante altre volte mi viene in mente la prof. Noviello, che per scrollarci dal nostro torpore ci coccolava amabilmente al suon di..."TIRATE FUORI LE PALLE!!..."...
mah!...sta a vedere che alla fine aveva capito più lei di noi!

Quello che le donne non dicono...

Ci fanno compagnia
certe lettere d'amore
parole che restano con noi
e non andiamo via
ma nascondiamo del dolore
che scivola:
lo sentiremo poi
Abbiamo troppa fantasia
e se diciamo una bugia
e' una mancata verita'
che prima o poi succedera'
Cambia il vento ma noi no
e se ci trasformiamo un po'
e' per la voglia di piacere
a chi c'e' gia' o potra' arrivare
a stare con noi
Siamo cosi'
e' difficile spiegare
certe giornate amare
lascia stare
tanto ci potrai trovare qui
con le nostre notti bianche
ma non saremo stanche neanche quando
ti diremo ancora un altro si'
In fretta vanno via
delle giornate senza fine
silenzi: che familiarita'
E lasciano una scia
le frasi da bambine
che tornano
ma chi le ascoltera'?
E dalle macchine per noi
i complimenti del playboy
ma non li sentiamo piu'
se c'e' chi non ce li fa piu'
Cambia il vento ma noi no
e se ci confondiamo un po'
e' per la voglia di capire
chi non riesce piu' a parlare
ancora con noi
Siamo cosi'
dolcemente complicate
sempre piu' emozionate delicate
ma potrai trovarci ancora qui
nelle sere tempestose
portaci delle rose
nuove cose
e ti diremo ancora un altro si'
anche quando non parliamo
quando ci nascondiamo
o camminiamo
ma potrai trovarci ancora qui
con i nostri sentimenti
e i condizionamenti
non ci senti
stiamo per gridare un altro si'
e ti diremo ancora un altro si'
e ti diremo ancora un altro si'

Fiorella Mannoia