lunedì, maggio 12, 2008

Pancho Pardi: “Solidarietà a Marco Travaglio”

La bagarre scatenata contro Marco Travaglio per le sue affermazioni a proposito di Renato Schifani nella trasmissione di Fazio può apparire stupefacente. Il giornalista si era limitato a ricordare ciò che Lirio Abbate e Peter Gomez avevano scritto su rapporti intrattenuti dall’attuale presidente del Senato con soggetti mafiosi: ad esempio la società Sicula Brokers aveva tra i suoi soci fondatori Enrico La Loggia, Renato Schifani e Antonino Mandalà, poi individuato come influente boss di Villabate. Fatti noti, registrati anche in altre varie pubblicazioni. La cui diffusione a stampa non ha prodotto querele nei confronti degli autori.

Storie narrate da giornalisti abili nella ricerca e lette da cittadini interessati a capire quanto possa essere opaca la società politica. Storie che finché restano confinate nell’ambito della stampa cartacea producono uno scandalo relativo. L’importante è che non vadano in televisione, in particolare sui canali nazionali e nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Se ci arrivano, comincia allora il fuoco di sbarramento. Il potere sa bene che oggi la lettura attiva pesa meno dell’ascolto passivo. Che i pochi lettori sappiano non preoccupa troppo. Decisivo è che i molti spettatori televisivi vengano mantenuti in uno stato di imbambolata inconsapevolezza.

Meno stupefacente è che soggetti importanti del centrosinistra partecipino all’offensiva contro il giornalista e impongano l’atto di contrizione alla trasmissione ospite. Alti dirigenti del PD si esercitano nella consueta retorica: “Atteggiamenti come quelli di Travaglio e Santoro ci fanno perdere”. Sarà il caso di avvertirli che anche senza quelli, con una campagna elettorale dolce, abbiamo già perso, e male.

C’è una strana aria oggi nel centrosinistra. Sembra che non dobbiamo dolerci troppo della sconfitta perché l’avversario non c’è più. Uno schieramento che ha stabilito un duo-monopolio sull’informazione, confuso sistematicamente l’interesse privato con l’interesse pubblico, cambiato la legge per sgravare pochi potenti dei loro processi, provato a sfregiare la Costituzione, risulta definitivamente risanato dalla nuova vittoria elettorale, ottenuta peraltro con una legge che ha distorto in profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica.

Non c’è più avversario. C’è solo un interlocutore con cui discutere. Per fare le cose che vuole lui?

Francesco (Pancho) Pardi

da liberacittadinanza.it e da micromega

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